Schermata 2015-04-11 a 12.01.18

Scrivere #3
Che poi io leggevo solo
Ovvero di quando prima dell’estate hanno ricoverato mia moglie

Che io di Céline, alla fin fine, ci tenevo a dire una cosa sola, che ancora non son riuscito a scalpellarmela bene in testa, e quindi devo andare a rileggerla ogni volta, cercare il punto dove dice allora, effettivamente, io credo che ognuno può scrivere un romanzo che sia proprio veramente suo, cioè che abbia proprio il suo stile, a condizione che abbia l’umiltà di restringersi e di non provare a fare esattamente il grande scrittore, che l’abbia… che dice: io rifarò questa cosa qui, io rifarò questa cosa là. Sì. Come mi dicevano delle signore, se avessi il suo talento, cosa potrei scrivere! Etc. Tutto questo è falso, no?
È molto poco quello che un uomo trova, la natura gli dà pochissime cose da trovare. È già enorme quando c’è qualcosa da fare.

L’infermiera mi indica la sala n°3, finalmente ho alle spalle la sala d’attesa, nell’ultima ora ho passato il tempo a far finta di ignorare uno zingaro che non faceva che lamentarsi a voce alta dell’ospedale e dire che l’Italia è tutta mafia, io a dire tra me i soliti discorsi di ogni volta che mi trovo alle poste in banca in comune in ospedale, poi d’un tratto lo zingaro ha smesso di blaterare e si è fatto tutto silenzioso e serio, sul viso gl’è come calato un velo prendendo un’espressione assorta e io ho pensato: forse, in questo momento, sta avendo una visione in cui è chiarissima la connessione tra mafia e sanità pubblica. Dentro la sala n° 3 ci trovo mia moglie e un medico che mi illustra la situazione ovvero tutti gli esami a cui deve sottoporsi mia moglie. Mentre ascolto c’è un via vai di gente e noto che sono tutti giovani, medici oss malati infermieri, e sono tutti giovani che un politico progressista, forse persino lo zingaro in sala d’attesa, ci vedrebbe un segnale positivo per il nostro paese, io però mi chiedo ma dove sono i vecchi?
Cos’hai in tasca? Mi chiede mia moglie.
Eccoci, penso io, me la sono cercata.
Ah già, fa mia moglie, il libro! Che meraviglia!
Cosa che meraviglia?
Io sono agitata, meno male te sei così, che aspetti e leggi, anche prima che ero qui da solo ho pensato a te e ho ritrovato un po’ di calma.
Amore che dici, vorrei dirgli, è sedici anni stiamo assieme e così non mi avevi mai parlato. Non dico nulla.
Lei allora aggiunge un, meno male che te sei qui; io continuo a non dire nulla.
Cos’hai? Fa mia moglie.
Niente, tutto occhei, gli dico ma vorrei dire al medico mi rispiegasse tutto daccapo, che solo adesso ho realizzato quanto sta male mia moglie!
Non è il momento di chiedere troppe cose e per l’ecografia dobbiamo aspettare ancora un po’, ci fanno spostare un’altra sala: ecco, ci sono pure i vecchi!
Mia moglie mi dice:
-Io non mi fo ricoverare.
-Hai telefonato a mia madre?
-Hai sentito come puzzava stamani la cacca della piccolina? Cos’è che stai leggendo?
Io gli rispondo:
-Vediamo prima cosa dicono gli esami.
-Sì.
-Sì, l’ho sentita che puzzava; Il castello di Kafka.
Mia moglie dice e cosa ti ha detto mia madre, va tutto bene a casa con le bambine? Non faccio a tempo a rispondergli che sentiamo urlare, quindi la voce di un bambino che si lamenta fino a farsi un pianto disperato che si prolunga…
Mia moglie mi dice:
-Lo senti?
-Ho sete, me la prendi una bottiglietta d’acqua?
-Povero bimbo, lo senti come piange!
Io non voglio lasciarla sola, a chi posso chiedere per l’acqua, su una parete un cartello con su scritto in stampatello maiuscolo SI COMUNICA AI SIGNORI UTENTI CHE AL FINE DI OTTIMIZZARE IL LAVORO DEL PERSONALE SANITARIO, IN CASO DI NECESSITA’ DI ASSISTENZA O DI INFORMAZIONI SULL’ITER DIAGNOSTICO-TERAPEUTICO DEL PROPRIO FAMILIARE, OCCORRE FAR RIFERIMENTO AL PERSONALE O.S.S. CHE STAZIONA NELLE SALE TRATTAMENTO O IN ALTERNATIVA ALL’INFERMIERA IL CUI NOME VIENE RIPORTATO SUL BRACCIALETTO IDENTIFICATIVO.
Guardo il braccialetto di mia moglie ma non c’è scritto nessun nome, fortuna che riesce a chiudere gl’occhi e appisolarsi… a pag.100 de Il castello di Kafka sottolineo Bè, contro le facezie non c’è obiezione che tenga. Basta, non riesco più nemmeno a leggere mezza frase, passano minuti lunghissimi con questi poveri vecchi malati davanti agl’occhi e nelle orecchie il pianto del bambino, meglio Kafka per tutta la vita! Mi faccio forza e leggo In voi, qui, la soggezione, il timore reverenziale per l’autorità è innato, vi viene ispirato ulteriormente per tutta la vita da ogni parte e nei modi più diversi e voi stessi, per quanto potete, contribuite ad aumentarlo. Ma in fondo non ho niente da obiettare: quando un’autorità è buona, perché non si dovrebbe riverirla?
Che succede adesso? Come saranno i risultati degli esami del sangue? E quando ci chiamano per quest’ecografia? E che succede se, una volta che uno è arrivato a restringersi per dirla alla Céline, una volta trovate quelle pochissime cose che la natura gl’ha dato da trovare, gli scappa pure da ridere?

(Fine 3° parte)


testo di Lorenzo Mercatanti

Lorenzo Mercatanti

Lorenzo Mercatanti

Ridi ridi... Una tragedia umana e sportiva.