novecento

“Novecento” di Alessandro Baricco – Articolo di Ludovica Ricceri

Ogni volta che torno a casa, in Sicilia, il mio pensiero va subito al mare.
È la prima immagine che affiora nella mia testa, quasi come un meccanismo che si innesca in automatico una volta scesa dall’aereo.
Io parto, costruisco la mia vita, ma il mare – il mio mare – rimane sempre lì. Mi aspetta.
Il mare – vide il barone sui disegni dei geografi – era lontano. Ma soprattutto – vide nei suoi sogni – era terribile, esageratamente bello, terribilmente forte – disumano e nemico – meraviglioso. E poi era colori diversi, odori mai sentiti, suoni sconosciuti – era l’altro mondo”.
Così Alessandro Baricco decide di descriverlo. Sceglie gli aggettivi giusti, li contrappone, ci gioca: terribile, esageratamente bello, terribilmente forte, disumano e nemico, meraviglioso.
Baricco è l’autore di Oceano Mare, il più celebre tra i suoi romanzi, ma anche di Novecento.
Questo è un libricino che si legge in un’ora, forse poco di più, e che deve esser letto tutto d’un fiato. Altrimenti ci si perde.
Ho sempre adorato Baricco per la sua versatilità: sa essere prolisso in modo fastidioso, ma anche immediato e piacevolmente efficace nel trasmettere le sue immagini.
Novecento è un monologo teatrale pubblicato nel 1994.
È la storia di un uomo, un pianista, che trascorre la sua vita su una nave. In quella nave è nato e cresciuto. Si è innamorato della musica, dei tasti del pianoforte. Ha fatto di quella nave tutto il suo mondo. Ed è un mondo che non vuole lasciare.
Ha paura della terra, gli è sconosciuta come il resto del mondo sconosce il mare.
La terra, quella è una nave troppo grande per me. È un viaggio troppo lungo. […] Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita”.
Leggendo questo libro, riuscivo a sentire la musica di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento. Sfogliando le pagine, percepivo il mare tra le mie stesse dita.
Dicevano una cosa strana, dicevano: Novecento non è mai sceso da qui. È nato su questa nave, e da allora c’è rimasto. Sempre. Ventisette anni, senza mai mettere piede a terra. Detta così, c’aveva tutta l’aria di essere una palla colossale… Dicevano anche che suonava una musica che non esisteva”.

Alessandro Baricco è stato a lungo criticato. Spesso a causa della sua personalità e altrettanto di frequente per i suoi libri, per il suo stile e per l’assurdo delle sue storie.
Sono del parere che sia uno di quegli autori che o si ama o non si ama: tra di noi è stato colpo di fulmine.


articolo di Ludovica Ricceri