non ti muovere

“Non ti muovere” di Margaret Mazzantini – Articolo di Ludovica Ricceri

Margaret Mazzantini un bel giorno di molti anni fa ha deciso di scrivere un libro che si intitola Non ti muovere. Quel libro è diventato il mio preferito già dopo qualche pagina.
Ho perso l’abitudine di rileggere i libri quando mi sono resa tristemente conto di non avere abbastanza tempo per farlo, perché i libri che non ho letto sono ancora molti e perché voglio conoscerli tutti.
Eppure se c’è un libro che di tanto in tanto devo necessariamente riprendere tra le mani è proprio Non ti muovere.
È la storia di un amore in più direzioni: quello di un padre verso la figlia, quello di un uomo verso una donna, quello di una persona verso la vita.

Sei arrivata dal fondo del viale, in volata verso l’incrocio. Ce l’avevi quasi fatta, e quello della macchina ce l’aveva quasi fatta a schivarti. Ma c’era fango per terra, guano oleoso di storni in raduno. Le ruote della macchina hanno slittato dentro quella crosta sdrucciolevole, poco, ma quel poco è bastato a sfiorare il tuo scooter. Sei andata su verso gli uccelli e sei tornata giù dentro la loro merda, e insieme a te è tornato il tuo zaino con gli adesivi”.

Timoteo è un chirurgo che vede la figlia arrivare in ospedale in ambulanza dopo un brutto incidente.
Sa che è in fin di vita, sa che potrebbe non farcela, allora le racconta di quella storia vissuta tanti anni prima e che ha custodito per troppo tempo.
Voglio raggiungerti, Angela, in quel limbo di tubi dove ti sei coricata, dove il craniotomo scassinerà la tua testa, per raccontarti di questa donna”.
Le racconta di quell’amore sbagliato e struggente per Italia.
E quando quella mano fredda, come la pietra dov’era posata, si ferma sulla mia guancia, io so che la amo. La amo, figlia mia, come non ho mai amato nessuno. La amo come un mendicante, come un lupo, come un ramo di ortica. La amo come un taglio nel vetro. La amo perché non amo che lei, le sue ossa, il suo odore di povera”.
Non le nasconde nulla, non cela nessun dettaglio: è la confessione di un uomo alla figlia ma, soprattutto, è un viaggio interiore. Come se volesse prendere tutto quel dolore che ha dentro e sradicarlo a forza, riconoscendo le sue debolezze e i suoi errori ma senza mai pentirsi di questi ultimi.
Ha amato Italia ed Italia è morta. E sua figlia è lì, potrebbe morire da un momento all’altro e allora la supplica disperatamente. La prega di non muoversi, di stringere i denti, di aggrapparsi con tutta la sua forza alla vita. A quella vita che gli ha già portato via troppo amore.

Non ti muovere è un libro che ti svuota, ti riempie e ti impregna.
Margaret Mazzantini riesce perfettamente a costruire il personaggio di Timoteo e le sue emozioni, ma soprattutto riesce a mettere a nudo ogni centimetro della sua testa e delle sue paure, lasciando a chi legge l’inevitabile sensazione di essere un po’ quell’uomo fragile e tormentato alle prese con il proprio passato.

Nel 2004 diventa un film diretto da Sergio Castellitto.
Un bel film, senza ombra di dubbio, ma che a parer mio non esprime alla stessa maniera ciò che la Mazzantini riesce a trasmettere, in modo a volte brutale ma efficace: la fragilità dell’essere umano.


articolo di Ludovica Ricceri