non so dove ho sbagliato

“Non so dove ho sbagliato” di Laura Del Lama – Recensione di Lorenzo Mercatanti

Mi dava l’impressione di essere tenuta insieme col velcro, non con sangue, linfa, tendini, un passato con i suoi dolori, un futuro con le sue speranze – certo mi sbagliavo. Ma era diversa. Non matta, no; semplicemente le mancavano la malinconia, i dubbi le nostalgie, le esitazioni, la capacità di meravigliarsi che tutti hanno”. Così scrive Herbert Gold in Girl of Forty. Anche la protagonista del romanzo Non so dove ho sbagliato di Laura Del Lama (suoi racconti presenti nelle antologie Drugs, Guanda 2011; È tutta una follia, Guanda 2012) è una donna-ragazza alle soglie dei quarant’anni; conta niente che non li dimostri, conta il vissuto e il presente lavorativo e familiare che glieli fanno pesare addosso come fossero 80, o 800… “Oggi faccio quarant’anni. Eppure tutti i giorni mi guardo allo specchio e non li vedo. Però me li sento dentro, tutti quanti, a pesarmi sulle ossa, sugli occhi, nei pensieri. Non ho nemmeno un capello bianco. Chissà quando arriveranno. Mi guardo l’attaccatura all’altezza delle tempie, ma niente. Neri, lucidi come quando avevo quindici anni. Comunque tra un po’ me la dovrò vedere con la menopausa, le caldane, l’osteoporosi. Mi sento vecchia. Sarà per colpa della vita che ho fatto, delle scelte sbagliate, delle persone che mi sono state accanto. Non lo so. Sarà per colpa di mia madre”.

Condensati in poche righe quarant’anni di vita, non c’è tempo per indugiare sopra i genitori inadeguati avuti in sorte e il non-marito che una si è scelto, fortuna e sfortuna vuole ci sia uno zio settantenne che non molla mai fino a ritrovarsi ospedalizzato per problemi cardiaci innaffiati con vino bianco ghiacciato, e giocoforza la costringe nella più grottesca delle avventure, ovvero nel sostituirlo provvisoriamente nella vendita abusiva di arance e, inconsapevolmente, in bel altri traffici, tra loschi individui ed esponenti delle forze dell’ordine se possibile ancor più loschi, tutto affondato in un tanfo quotidiano dove la tradizione noir tira fuori le sue storie migliori, e da cui l’autrice fa riemerge la sua protagonista a forza di dialoghi serrati e di situazioni degne della miglior commedia all’italiana (il tutto con la benedizione di San Luciano Bianciardi). È questa doppia legatura, il “guardare il mondo dal punto di vista di Caino” e allo stesso tempo riderci sopra, a rendere originale ed efficace il racconto con una scrittura secca e precisa che permette all’autrice di affondare al meglio nella materia narrata fino al finale, un ritorno al quotidiano per niente pacificato e consolatorio, tanto che non si può che essere d’accordo con Marco Vichi quando scrive, “in questo romanzo d’esordio, i miti della famiglia e dell’amor di mamma si prendono finalmente qualche liberatoria bastonata”.


recensione di Lorenzo Mercatanti

Lorenzo Mercatanti

Lorenzo Mercatanti

Ridi ridi... Una tragedia umana e sportiva.