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“Buondì Lorenzo.
La partecipazione al libro ‘Se incontri Giulio Mozzi per la strada, uccidilo’ è a invito.”
Giulio Mozzi

Ci sono i grandi editori, i medi, i piccoli e dopo i piccoli ci sono io.
Quando un autore viene da me è perché c’ha già provato con tutti gli altri e gl’hanno risposto picche. Il mio autore di punta si chiama Loris Faggi, lo so non vi dice niente, mentre dico autore-di-punta mi viene da ridere e piangere.
A fine anno farò due conti, ma credo sarà difficile che vada avanti. Mi frugherò un po’ tasca, pazienza, finisco di pagare le tasse e chiudo tutto.
All’inizio mi ero detto, pubblicherò un due tre libri l’anno, mica ci guadagno, però neanche ci rimetto. Come no.
Forse farò una marchetta, così pago quel che resta senza bisogno di rimetterci nulla. Un amico mi ha presentato un medico piuttosto conosciuto, ormai in pensione, una vita di lavoro in ospedale, una famiglia facoltosa eccetera, ha scritto una biografia e, se gliela pubblico, mi dà un contributo di settemila euro. Se per davvero con questa marchetta copro tutti i debiti e le tasse, io allora mi frugo tasca lo stesso, ma per fare ancora un romanzo di Loris Faggi.

“Lo conosci, lo sai di chi parlo?” Mi chiede questo amico-concorrente-per-modo-di-dire, un editore medio-piccolo, dice che mi ha telefonato perché era tanto non ci sentivamo.
“Certo che lo conosco, in passato ci siamo pure sentiti.”
“Il suo primo libro di racconti, ti ricordi, quando uscì fu un caso letterario,” (chi è che disse: nel bicchier d’acqua che è l’industria editoriale italiana, per fare una tempesta basta infilarci un dito dentro? Pure il mignolo va bene) “negli anni è stato ripubblicato più volte, da editori più piccoli ma che facevano ricerca, non è una questione di vendite, è un libro che deve continuare a esserci.”
“Sono racconti strepitosi.”
“Esatto! E questo è il momento che, affinché possano continuare a essere letti, a esserci, quei racconti li devi pubblicare te.”
“Tra pubblicare con me e non esserci la differenza è una sfumatura.”
Com’è che è cominciata questa mia pazzia di mettermi a far libri? Col solito amico della marchetta che un giorno mi fa, “c’hai un ufficio bello grande, ora che sei rimasto da solo perché non lo dividi in due e ne affitti una metà? Non ti converrebbe?” Certo che mi sarebbe convenuto, quella era la cosa giusta da fare, a me invece venne in mente un’altra cosa, sbagliata. Il mio socio era morto da poco, mio padre era già qualche anno che aveva smesso di darmi una mano col lavoro, “a te basta questa stanza con il bagno piccolo; di là ci sono tre stanze e il bagno grande, riscuoti un bell’affitto e chi t’ammazza.”
“M’ammazzo io.” Gli dissi volevo aprire una piccola casa editrice.
“Molli l’ufficio?” Mi chiese. Gli dissi di no e gli spiegai cosa pensavo di fare. Lui mi disse, affari tuoi, e che gl’avevo appena detto che il lavoro dell’ufficio era quello che era ma in qualche modo la sfangavo, “con l’editoria non la sfanghi proprio,” mi disse, “fai te.” Davvero un amico.

“Sono racconti strepitosi.”
“L’ho già detto io.”
“Quante volte mi dicesti che lo avevi letto quel racconto che ti faceva pensare a Robert Walser?”
“Non fare così… ma perché non lo pubblichi te?”
“Il mio socio non è d’accordo, dice che, per quest’anno, di libri che non vendono una mazza ne abbiamo già fatti abbastanza, adesso dobbiamo concentrarci su questo diario di una ex del chitarrista di Vasco Rossi, dove racconta di essere andata a letto con tutto l’appennino bolognese, una cosa che c’impegnerà parecchio.”
“Ci credo.”
Quando uscì quel libro di racconti ero alle mie prime esperienze di lavoro, mi sembrava che fosse un modo giusto e uno sbagliato di fare le cose e che io incappassi sempre in quello sbagliato, e che così avrei continuato anche in futuro. Oggi, quel racconto, che allora rileggevo di continuo, non mi convince più allo stesso modo, e proprio perché ci sento troppo l’influenza di Robert Walser.
“Lo so, è una marchetta, ma ci da’ un po’ d’ossigeno.”
“Che vuoi che ti dica, pure io dovrei farne una a breve di marchette, e per fortuna, una cosa di un medico…”
“Quanto ci tiri fuori?”
“Settemila.”
“Tutti insieme?”
“No, gli dico di darmeli un po’ alla volta, tutt’assieme mi fanno impressione.”
“Ti diverti, eh, c’hai ragione, ma come l’hai trovato?”
“Un amico comune.”
“Che culo che c’hai?”
“Se tutto va a buon fine con questi soldi pago quel devo pagare, pubblico un romanzo di Loris Faggi e poi…”
“Chi è Loris Faggi?”


racconto inedito di Lorenzo Mercatanti

Lorenzo Mercatanti

Lorenzo Mercatanti

Ridi ridi... Una tragedia umana e sportiva.