Laurence Anyways e il desiderio di una donna
Laurence Anyways e il desiderio di una donna
Laurence Anyways e il desiderio di una donna
Laurence Anyways e il desiderio di una donna

“Laurence Anyways e il desiderio di una donna” (2012) di Xavier Dolan – Recensione di Andrea Amadori

Dico che alcuni cineasti canadesi sono tra i più interessanti dell’intero panorama. E non riferisco all’età o a altri parametri che non siano il cinema. Soggetti forti, disturbati e disturbanti, a volte, e che non lasciano di certo indifferenti. A completare il quadro, interpretati e supportati da una classe attoriale di assoluto rilievo. Questa la premessa per parlare di questo film, Laurence Anyways e il desiderio di una donna
Dieci anni di Laurence e la sua metamorfosi da professore e scrittore, compagno di Fred (Frédérique) al suo desiderio di cambiare sesso in un veritiero e stridente immutato amore per lei.
Un materiale notevole che Dolan maneggia in maniera coraggiosa e non certo senza risultati. Certo, alcune volte il film implode in scene (madri?) un po’ strillate, dilungate e forse troppo telefonate. Altre volte le scene visionarie non sembrano del tutto funzionali, ma questo è un po’ un parere soggettivo: dal punto di vista visivo, non amo il 4/3, i dettagli forzati, gli slow motion e qui ce ne sono in abbondanza oltre a una smaccata ricerca dell’originalità, ma niente che non si possa perdonare a un regista così giovane. Come del resto la durata. Ma va anche detto – e lo dico da persona che sostiene che difficilmente i film hanno da dire cose che non stiano ampiamente entro le due ore – che il film non risulta faticoso né pesante. Ho avuto inoltre la sensazione che il film centrasse molto meglio l’argomento che non il protagonista, che avvenisse più una spersonalizzazione, una generalizzazione di Laurence con la sua vicenda che progressivamente in divenire una vicenda di tutti, seppure raccontata da lui.
Resta qualcosa, proprio come nell’amore tra i due protagonisti, che non si afferra. Qualcosa di coraggioso, un grido, forse più fragile che disperato, incerto, come l’incertezza dei confini dell’amore stesso o del “normale” e che comunque lascia spazio per riflettere e apprezzare un lavoro non indifferente.
Dolan è un talento in divenire e, come dicevo all’inizio, in Canada trova la sua perfetta posizione. Aspettiamoci del buono nel futuro. Io personalmente spero – così per stemperare – non in 4/3.

Voto: ●●●●○


recensione di Andrea Amadori