La miniera di sale di Wieliczka
La miniera di sale di Wieliczka
La miniera di sale di Wieliczka
La miniera di sale di Wieliczka
La miniera di sale di Wieliczka
La miniera di sale di Wieliczka
La miniera di sale di Wieliczka

La miniera di sale di Wieliczka, Polonia – Articolo di Michael Micci

Era una sera di novembre e l’ostello sembrava di pietra. Di tanto in tanto una ragazza in pigiama usciva dalla propria stanza, per trascinarsi fino al bagno e tornare indietro. Nessuno si accorgeva di me, steso sul divano della sala comune con la camicia fuori dai jeans, gli occhi piantati sul buio e il desiderio di scrivere. L’impiegata della Reception era incollata a una serie tv all’apparenza piuttosto frivola. A intervalli regolari si concedeva uno sbadiglio.
Ero a Cracovia, quella sera, e pensavo al viaggio. La visita alla città vecchia, la salita sulla collina del Wawel, l’escursione nel quartiere ebraico, mi avevano colpito, regalandomi l’impressione di un’antica Europa ancora presente e lontana dalla grigia uniformità dell’architettura sovietica. La mia mente però vagava sotto terra, più che sulla cima dei re. Nel pomeriggio, infatti, ci eravamo spinti fino alla miniera di sale. Non sapevo cosa aspettarmi e l’unica immagine che fossi mai riuscito ad associare a una miniera era un vorticoso labirinto di cunicoli bassi, scomodi, umidi e maleodoranti. Niente di più lontano dalla realtà.

La miniera di sale di Wieliczka supera i trecento metri di profondità e i trecento chilometri di estensione. La classica visita turistica consiste in circa tre chilometri di camminata, ovvero un misero segmento di un’opera architettonica enormemente più vasta, eletta Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1978. Come altri luoghi degni di un simile riconoscimento, anche la miniera si presenta maestosa, tanto da rendere quasi inconcepibile l’idea che siano state le mani dell’uomo a scavare un altro mondo nella roccia. I passaggi angusti, ricoperti di bianche stalattiti, non sono tutto ciò che la miniera ha da offrire. Alti saloni, sculture, vecchi macchinari preservati, persino specchi d’acqua e canaletti navigabili si incontrano durante la visita. Ad ogni angolo i minatori hanno dato una forma, hanno trovato il tempo e l’energia per convertire la pietra e il sale in uno spazio sociale unico. Certo, perdersi fra le sculture di piccoli gnomi, di personaggi di fantasia, o di figure reali che hanno fatto la storia della nazione polacca può essere interessante, ma ciò a cui i minatori si sono dedicati con il massimo impegno è stata la realizzazione di ambienti religiosi idonei all’esercizio della propria fede. La Polonia è una nazione visceralmente cattolica, che esprime la propria identità collettiva anche attraverso una religiosità entusiasta e tangibile. Entrando nella cattedrale sotterranea di Wieliczka, il pezzo forte della visita, viene da chiedersi se ci si sia mai imbattuti in una costruzione umana tanto sorprendente. I lampadari e i bassorilievi in sale si lasciano attraversare per propria natura dalla luce flebile delle candele, che percorre agile il silenzio eterno della terra e che invita ogni sguardo esterno a raccogliersi e ogni bocca a tacere.

L’ultima cena di Leonardo, così viva nella propria riproduzione sulla roccia salina, si era come stampata nella mia memoria. Non avevo alcuna speranza di addormentarmi in fretta, nonostante la stanchezza e la sveglia impietosa della mattina successiva. Fuori dalla finestra iniziava a scendere una coltre di nebbia bianchissima. A un tratto mi alzai, presi il taccuino, la penna e cominciai a scrivere, aiutato soltanto dalla luce delle lampade di emergenza. Dopo pochi minuti mi accorsi che non si vedeva più niente: dentro era già troppo buio, mentre fuori Cracovia era scomparsa del tutto, sotto un oceano di sale.

articolo di Michael Micci

Michael Micci

Michael Micci

Sono quello seduto che osserva, con le dita già sporche d'inchiostro.