Il primo mondo

“Il primo mondo” di Sergio Nelli, pubblicato da Gaffi Editore – Recensione di Lorenzo Mercatanti

Di Sergio Nelli (che, fosse un’articolo di campionario – oh! di un gran bel campionario! e che articolo…– alla voce Composizione leggeremmo 50% Geppetto 50% Joao César Monteiro) scrittore, filosofo, fumatore e tifoso viola, posso dire che non solo le sigarette che fuma durante una qualsiasi partita della Fiorentina prendono di tacco il Julio Ramon Ribeyro di Solo per fumatori, ma anche i pezzi contenuti in questo Il primo mondo reggono altrettanto bene il confronto con autori del calibro dello stesso Ribeyro, gran scrittore di racconti, frammenti, aforismi, perché Sergio Nelli, studioso appassionato di Carlo Collodi (non solo Pinocchio ma anche il Collodi di Occhi e nasi e delle Macchiette) è certamente un gran narratore e maestro nella forma breve che, della tradizione toscana dei bozzetti e delle novelle, conserva la capacità di ritrarre e raccontare con poche frasi. Prova ne è che, alle volte, in questo suo ultimo lavoro, per descrivere/narrare a Sergio Nelli basta un questionario, un indovinello, un bambino che chiede al padre se vuole più bene a lui o al gatto, o a un verme o… a un capello di donna.
Si sta parlando di una raccolta di racconti, o meglio di frammenti, che del racconto contemporaneo accentuano le caratteristiche già in essere di incompiutezza, aumentandone la capacità di rendere la frammentarietà del nostro presente e la forza evocativa, per non dire profetica.
Sono entrato in chiesa e mi è venuto di pensare invece che ‘Pater noster’ ‘Pater mostro’”. Un bambino che bestemmia tra i denti e il prete che lo conforta paiono dirci che quando un gesuita si incammina lunga la strada di San Francesco cominciano a essere veramente cazzi, e non solo per certi alti prelati.

In questa misura tronca del frammento all’autore non viene mai a mancare il gusto del racconto, vi è sempre una storia da raccontare, se non il rimando a una narrazione ulteriore, fuori dai margini smangiati del frammento, e questa esigenza di raccontare una storia è accompagnata da partecipazione umana ed emotiva, la parola racconto che va a braccetto con la parola incontro, e ne Il primo mondo si incontra l’umanità più varia avvolta in una grande pietas, “Sergio Nelli ci racconta i fiori e le ortiche di cui è composta la nostra vita” scrive Valerio Aiolli.
Cos’è infatti un frammento di vita se non qualcosa che rimanda ad altra vita (un uomo spiando la coppia vicina d’appartamento capisce che il suo matrimonio è al capolinea)? Qualcosa dai contorni irregolari come una ferita slabbrata, incapace di ricongiungersi ad alcunché e costretta a ritornare a sé stessa, come le ferite che troviamo ne Il primo mondo, ferite definitive che ci rimandano a una natura insieme caricaturale ed originaria (la suora investita dal bus è un gabbiano schiacciato; l’uomo, il cui ginocchio ha ceduto durante un gioco erotico, nel suo muoversi buffo è un calamaro ferito, o meglio un neonato in cerca del seno); qualcosa che ha già in sé tanta vita.
Un ciuffo d’erba che sbuca fuori dal catrame è un universo. Scrive Edward O. Wilson: “Anche nel più triste parcheggio per auto vedrete le piccole tenaci erbacce che fanno capolino da una fessura nel calcestruzzo, il ciuffo d’erba su un cordone di marciapiede, la macchia debolmente colorata di una colonia di cianobatteri sul muro dell’edicola che distribuisce i biglietti d’ingresso. Osserviamo da vicino queste piccole creature che prosperano nel loro povero ecosistema: l’acaro, il piccolo verme, il bruco che si agita per diventare farfalla. Questi organismi selvatici sono la linea di resistenza, l’avanguardia dell’inevitabile ritorno della Terra al verde e al blu”.

Alcune brevi considerazioni a parte se le merita tutte il frammento dal titolo Canti dove l’autore in una pagina/una pagina e mezzo riesce a centrare tre bersagli pieni, ovvero: 1) scrivere un pezzo esemplare di narrativa breve. 2) Omaggiare Giacomo Leopardi. 3) fare un grande spot per la lettura da stampare e appendere in librerie, biblioteche, bagni pubblici e privati.

Voto: ●●●●●


recensione di Lorenzo Mercatanti

Lorenzo Mercatanti

Lorenzo Mercatanti

Ridi ridi... Una tragedia umana e sportiva.