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“Il mio paradiso è deserto” di Teresa Ciabatti – Recensione di Daniele Sartini

Prendete una famiglia: i Bonifazi. Immaginate l’opulenza costruita negli anni da un padre, Attilio, conosciuto da tutti come l’Ottavo re di Roma. Immaginatene ancora di più. Esagerate. Ecco, forse adesso ci siamo. Pensate a una figlia, Marta, e al percorso da filiforme fanciulla bionda e ventiduenne impegnata nel conflitto contro la propria obesità. Infine inserite Pietro, il figlio, laureato ad Oxford, mente brillante, apparentemente l’erede designato dell’impero Bonifazi. Tutto questo è il paradiso deserto. È la vita che non segue i destini, ma li capovolge, come può permettersi di fare chi ha il potere di comprare perfino il futuro.

Teresa Ciabatti, nel suo sapiente romanzo, ci svela la formula esatta della decadenza. Ci porta in un modo che luccica con la stessa forza invasiva dei diamanti, appariscenti e confinati ai loro piedistalli, flebili come i legami di una famiglia dove il desiderare ha lasciato il passo al possedere. Eppure il vuoto domina tutto, frapponendosi tra Marta e il padre, secernendo silenzi impenetrabili, rendendo quella figura maschile non più un riferimento ma un nemico. E così Marta s’imbatte in azioni che le fanno assaporare il concetto di distruzione e la allontanano da quel suo essere rispettosa per la propria vita e quella altrui. Ma proprio quando scivola verso il baratro e sembra che la sua strada non troverà un punto d’incontro con quella del padre, ci viene mostrato come stiano intimamente osservando nella stessa direzione, verso il segreto di quell’impero costruito sopra le menzogne. Un impero spazzatura. La stessa spazzatura che ha fatto le fortune economiche di Attilio Bonifazi. Al medesimo destino non si sottrae Pietro, segretamente timoroso, persino incapace di uscire di casa, protetto solo dalle bugie partorite dalla propria mente.
Questo è il paradiso che Teresa Ciabatti ha pensato e scritto: un mondo perfetto ma, al tempo stesso, abitato dalla cadute dei personaggi che lo popolano, dalla paura di crescere e di liberarsi dell’infanzia. Un mondo abitato dalla menzogna: una specie di voragine con brandelli di vita intorno.
Il mio paradiso è deserto, per tutto questo, non è solo la storia di una famiglia, ma la radiografia di un’intera società. È l’ostinata voglia di svelare cosa si celi dietro la felicità apparente. Quella che, più o meno, interessa tutti noi.

Voto: ●●●●○


recensione di Daniele Sartini