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“I lanciafiamme”, di Roberto Arlt, edito da SUR – Recensione di Alessandro Casile

Concluso il 22 ottobre del 1931, I lanciafiamme rientra nel dittico iniziato da I sette pazzi e ne completa la narrazione; può essere letto come una storia a sé stante e tuttavia, a finirlo, la voglia di leggerne ancora e ancora è davvero tanta. Roberto Arlt è come una fiamma che attrae a sé, una fiamma che non si spegne e violenta consuma, brucia, anche quando di parole non ce ne sono più. Le sue parole risuonano nell’inconscio con violenza e stravolgono come una rivoluzione.

È proprio questo desiderio di rivoluzione e di riscatto delle proprie insoddisfatte e misere vite a smuovere gli ingranaggi, e muovere i personaggi con le loro malate storie verso l’ultimo e unico scopo: una società più giusta. Personaggi stravaganti dai soprannomi stravaganti si riuniscono attorno all’Astrologo in quella che si potrebbe anche definire una setta o una “cellula energica” che lecca il culo al potere capitalistico e agisce di nascosto contraria al sistema. A capo l’Astrologo eunuco, la mente saggia e pratica: un Karl Marx meno idealista. Il sofferente Erdosain, inventore mancato e riscoperto chimico, che ama umiliarsi e ama in modo incomprensibile sua moglie Elsa; tormentato dai ricordi di un padre severo e di un’infanzia di solitudine. Hipólita, spalla o bastone del capo, moglie del farmacista pazzo Ergueta: rinchiuso in un ospizio, una Bibbia sotto al braccio, convertito come San Paolo, sentenzia profezie e apocalissi: dal Libro di Daniele, dal libro di qua, dal libro di là. Il Ruffiano Melanconico alias Haffner, il pappa (magnaccia), ricco, vendicativo e violento. Bromberg l’omone, detto l’Uomo che vide la Levatrice; sfigato cronico. Barsut l’attore hollywoodiano “mancato”. E gli altri.

Tutti a cospirare contro lo Stato malato, la società sconvolta, il lavoro che aliena, il Capitale. Tutti senza scrupoli e senza nulla da perdere. Machiavellici e sofferenti. Contrari alla borghesia e al valore del denaro; tutti uniti nell’organizzazione dell’Accademia Rivoluzionaria, finanziata dal giro di prostituzione dei bordelli targati Haffner. E non importano i mezzi, quel che conta è il fine. Non importa se morirà qualcuno, quel che conta è la pace che si crede poi verrà. Importante è azionare la leva della fabbrica. Rivoluzione che parte dal basso e si espande come piccoli cancri, come fosgene nell’aria: e lo senti togliere il respiro, corrodere la pelle e gli organi e poi uccidere. Non dunque le idee, ma l’azione. In culo al nazionalismo, al socialismo, al comunismo e a tutti gli “ismi”. Quel che conta è un’Argentina non più delusa, non più irrequieta, ma libera. Perché ad ora «qui viviamo tutti quanti come i maiali. Uomini, donne, ricchi, poveri, non c’è un solo spirito che non sia ricoperto di merda».

recensione di Alessandro Casile

Alessandro Casile

Alessandro Casile

Osservo, leggo e m'illudo d'immenso.