grandi momenti
“Grandi momenti” di Franz Krauspenhaar, Neo Edizioni, 2016 – Recensione di Lorenzo Mercatanti

È uno che vede gli spettri Franco Scelsit, il protagonista di Grandi momenti di Franz Krauspenhaar, a pag. 35 vede lo spettro del padre, come una lepre enorme che corre nelle nebbia della campagna lombarda, un padre morto 20 anni prima e calato nella fossa assieme alla giovinezza del protagonista; a pag. non-mi-ricordo-più-quale crede pure di ricevere telefonate dall’aldilà, non gli resta allora che barare col tempo, sfrecciare con un’auto d’epoca più forte dei bolidi moderni, per poi distruggerla spingendola giù da un precipizio… hai visto morte!, ci pare di sentirlo ridacchiare, per essersi rintanato in un vecchio film in bianco e nero dove la morte non potrà stanarlo, ma la morte… il tempo se ne frega degli anni, dei decenni passati, Franco Scelsit lo sa, così come verrà a sapere che nessuno gli telefona dall’aldilà, sono ancora tutti vivi, moriranno a breve: che differenza fa?

Mentre era vicina l’uscita di questo romanzo, (gli altri libri che ho in casa di Franz Krauspenhaar li ho letti tutti, certo certo che si posson rileggere…) io andavo a scorrere la pagina FB dell’autore, soprattutto al lunedì mattina, i commenti sul calcio sono la prima cosa. Ma anche il resto… “Odio non dormire quando stando sveglio potrei fare mille cose che di notte non posso fare”.
13 mi piace.

Il mondo è una scatola di scarpe da riportare al negozio. F.K.“.
9 commenti (A.V. E iddio non accetta cambi né recessi; R.M. Purtroppo sì Franz; M.G. E le scarpe?; Franz Krauspenhaar Non pervenute), 38 mi piace.

Mi capita spesso di rivedere una trasmissione di trent’anni fa, “Colpo grosso”, con Umberto Smaila. Ho la sensazione di essere ancora lì, a quel tempo, con la vita tutta da fare. Nonostante le pettinature e la lingerie stucchevole delle ragazze “cin cin”. Poi, in un balzo estremo, mi sembra un’allucinazione: il tempo brutalmente è passato, e tutto mi pare gravemente allucinato e triste, anzi disperato”.
22 commenti (M.F. Colpo grosso era stato un vero colpaccio della tivvù! Mi domando se fosse una copia di una trasmissione americana o inglese perché in Italia in quel campo si è sempre copiato; Franz Krauspenhaar Ma no, è horror anni 80… 2 mi piace; M.B. Eravamo come i biscotti di Fiuggi. Brutti ma buoni 1 mi piace; D.C. Umberto Smaila… da qualche tempo la sua trasmissione rianima anche le mie serate mute di lontane promesse passate, promesse infelici però, dal sapore amaro, promesse che il tempo ha mantenuto, tutte… ma io sono una donna e all’epoca ero una bambina; Lorenzo Mercatanti Franz non ne sbagli una dico una; G.V. …la vita tutta da fare… quanto hai ragione Franz; P.L. Grazie, racconto sempre volentieri ai miei figli l’atmosfera dei tempi; A.M. A guardare Smaila c’era da disperarsi anche allora; B.M. cin cin), 106 mi piace.

Il titolo Un eroe del nostro tempo c’era già, per questo il romanzo s’intitola Grandi momenti, ma il protagonista, reduce da un’infarto, resta uno che ha sulle spalle tutto il peso del mondo ovvero di una famiglia sconclusionata, madre vedova e fratello tanto prodigo di saggi consigli quanto bloccato in una vita al rallentatore, come i quadri che dipinge senza mai finire, è lui che a pag. 88 certifica l’eroismo del fratello: “Tu fai salire la famiglia al top. Guarda me: non combino nulla di sostanziale. Dipingo questo quadro da quattro mesi. Non riesco a finirlo. Come se ne avessi paura. Faccio un sacco di lavoretti del cazzo a quarantasei anni, comprese le interviste demoscopiche e le valutazioni danni per un assicuratore di merda. Non scopo da almeno un anno. Perché non me ne frega niente. Mi è passata la voglia. Tu invece scrivi libri uno dopo l’altro, e con quei gialletti ci hai messo a posto tutti. Sei un eroe”.
Sì, è così. C’ha ragione questo demente di fratello, Franco Scelsit – questo il nome del protagonista – è un eroe suo malgrado, saltimbanco malconcio e genialoide, da giovane calciatore mancato, poi scrittore d’insuccessi autoriali, quindi scrittore, sotto pseudonimo, di gialli da vendersi negli autogrill con protagonista un poliziotto o investigatore (non la capiremo mai questa sottigliezza, l’autore in primis) dal nome di Stan Dolero: è il successo! Che sfoga sfrecciando nella notte su una Jaguar E. Type del ’67, sparando musica ancor più fuori dei tempi che l’auto su cui viaggia, davanti a lui la vaga prospettiva di affrancarsi finalmente dal loculo familiare fino a che non sopraggiunge l’infarto a ri-mettere tutto tra parentesi.

È proprio dalla riabilitazione post operatoria che muove i primi passi il romanzo, da questo tentativo del nostro di ricostruire una comunità con un manipolo di post infartuati, che cercano di ingannare la morte per quanto possibile e sapendo benissimo che non la si può ingannare la morte, nemmeno per il tempo dell’ennesima cardiopizza, questo il nome delle serate che trascorrono in pizzeria tra chiacchiere e bevute al limite delle prescrizioni mediche. Consapevole Franco Scelsit che l’unica felicità perseguibile è quella che gli può dare il denaro, provvisoria, come le auto che compra, destinate alla distruzione, ad opera di lui stesso, tanto per non sbagliarsi; denaro ottenuto con l’unico eroismo rimastogli di scrivere in extremis romanzi da autogrill per un editore da autogrill, “nella difficoltà, nell’ansia, nella disperazione”, sul limite di un secondo infarto in agguato, romanzi da vendersi a peso, magari con qualche gadget in allegato tipo “un paio di boxer con il marchio Stan Dolero e un bel fessurone nel mezzo che faccia capire ai lettori quanto cazzuto è il mio protagonista, e di conseguenza il lettore”. E se non vi pare abbastanza eroico!!!

Come recita il finale di Big Lebowski, è bello sapere che lui è in giro… uno come Franco Scelsit (quanto tempo gli resta? Che importa), e che continuino a uscire romanzi così, quindi, nell’attesa del prossimo, dite quel che vi pare ma io intanto torno alla pagina FB di Franz Krauspenhaar, “Ibrahimovic mi piace perché fa di tutto per rendersi antipatico, della nostra società ha capito tutto; la sgradevolezza vince sempre, l’antipatia crea carisma, la maleducazione spinge fino alla leggenda”.

Battiti.
Se ti squagli nella notte
non sei un gelato, ma sei
una pallottola di guerra,
un pomodoro marcio
che si incula un frigorifero.
Come nella notte, siamo
scempi e caduti di faccia
sulla terra della periferia.
Un monte di merda, con
i picchiatori che mi seguono
per farmi vomitare sangue
e piccolo passato. Io amo
la morte violenta, io sono
un ring dove i guerrieri
sfrecciano per uccidersi,
e io arbitro i loro ultimi
battiti, pieni di spazzatura
e sangue; poi scendo
dal ring, come un cane
”.

Odio la poesia eccessivamente artefatta, che non significa un cazzo. La poesia dei grassoni di merda, dei brutti magrolini con la scopa nel culo, delle cacciatrici di pompini e leccate di culo ai professori. Io vi odio, e qualcuno – non io, porci, non io – vi distruggerà“.

Voto: ●●●●●


recensione di Lorenzo Mercatanti

Lorenzo Mercatanti

Lorenzo Mercatanti

Ridi ridi... Una tragedia umana e sportiva.