Esercizi mnemonici

Esercizi mnemonici

Parte prima o storia di come Giovine cambia paese lingua e casa

A un certo punto arriverà il 450 alla fermata di rimpetto alla farmacia. Giovine lo sente trascinarsi su per la strada leggermente in salita ogni due tre secondi. Ancora non arriva. Però si sa, tra poco l’orologio della chiesa ricorderà che tocca presto mangiare e storia di montare e scivolare su un sedile, che se è fortunato è quello subito dopo il primo blocco dopo la porta anti incendio, e sarà a casa.
Quale?
Giovine chiama casa una camera che dà sul fiume. Vi si accede passando per due cancelli di cui ancora non ha le chiavi. A volte si trova a marciare per ore aspettando che qualcuno vi esca per sgattaiolare dentro, a volte chiama la padrona e gli rammenta il suo nome, Giovine lo stratega del ricordo. La donna è ben disposta ad aprire per lui. Camminano insieme attraversando il cortile interno e lei si guarda sempre bene le spalle. È una donna sulla sessantina e chiede a Giovine la sua opinione sui rifugiati siriani. Giovine non capisce tutto perché ha la lingua un po’ arrugginita, ma gli sembra che la signora li faccia sempre sortire come argomento. Si limita a dire: “Treno in ritardo al mio arrivo, forse?
Il cortile che si attraversa per salire su a casa è ben tenuto. Gli appartamenti controllano dalle alte finestre il traffico residenziale e i retrobottega dei negozi della piazza vi nascondono le fiasche di vino, come il faubourg la mattina prima della sveglia. Una e due le rampe di scale prima della porta della nuova casa. C’è odore di pino silvestre, ma non viene dalle pinete di cui Giovine conosce bene gli aghi, piuttosto è un deodorante per ambienti con legni. Da dove provenga provenga, è un odore che sa di fresco.
Il 450 non è atteso da persone alcune, Giovine non vacilla o forse muore di indolenza.
Sierning non aveva desiderato di capirsela fin dall’inizio e quando gli hanno fatto levare il grembiule e dimissionato con un caffè a gratis – che poi non ha nemmanco finito, girato l’isolato Giovine si fa scaldare il sedere dai gradini assolati della chiesa del paese. Ci sta là seduto come la vedetta, sul secondo o terzo gradino, le gambe un po’ cadenti, davanti alla fermata di rimpetto alla farmacia.
Egli vorrebbe sentirsi a suo agio, ritornare ad essere quello che fino a pochi giorni prima era stato, confondersi – cosa che gli avrebbe ricordato la Savoia – con gli stessi passanti che qui sembrano avere gli occhi carichi di una sorpresa che fa: “Guarda lí! C’è Giovine, sta seduto per terra”.
Ebbene sì, era lontano da dove ci si slaccia le scarpe e si cammina a piedi nudi contenti di aver trovato casa ancora lí dove la si credeva.

post-it di Laura Casati

Laura Casati

Laura Casati

Laura Casati, storia di cinque sillabe dedicate ai sensi.