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*
Thailandia adesso o mai più

Ti sei pianto negli occhi, hai
sentito meglio con le mani,
erano come gherigli di noce
e il duro dava testimonianza
di tutto quel dolore passato
solo dal tempo, non dall’ignominia.
Come i mangiatori di patate
eravamo chini alla finestra, a rendere
gli occhi al balletto delle auto, al suono
della fine della civiltà contemporanea.
Distaccato dalla retina, ho lanciato
l’occhio destro verso il pneumatico
di un tir olandese; invece di schiacciarsi,
il moto della gomma ha come sputato
l’occhio in aria, fino a raggiungermi.
Caduto ai miei piedi, l’occhio pareva
irrobustito, forte, ipervedente.
Lo incastrai nel cavo oculare e tu,
fratello Hans, mi chiedesti che avevo
fatto, con voce vivace, d’acqua frizzante.
Risposi che avevo tentato di non vedere
più il mondo, che mi rendeva infelice,
ma quello era tornato, come un boomerang.
Questo, disse Hans, vuol dire che sei
condannato a vedere il mondo in ogni cosa.
Chiusi la finestra, il rumore incessante
dei camion Scania e Daf si assottigliò, e io
dissi a Hans: Thailandia, adesso o mai più,
te lo giuro, e che Dio ci aiuti.


*
Nel sonno

Ho pianto nel sonno, ma il sonno lo nega, e io credo a lui.
È un problema emozionale.
Ho visto un documentario su Rothko,
l’attore che lo impersonava fumava a catena
e sembrava infelice. Così le emozioni parevano
sul punto di rompersi. Le mie sono statiche,
invece. Attendo mio fratello col cellulare in mano,
agognando notizie. Abbiamo fatto una spesa enorme
per mia madre, dopo aver venduto il garage a un cinese.
Piccoli uomini scuri giocano a scacchi nel parco
davanti al palazzo, prima del Lidl, farfugliando
lingue aliene, ormai vecchi, macilenti, alcolizzati.
Non è colpa loro, ma noi abbiamo il bisogno
di sparire. Mio fratello brandisce la bandiera
di due biglietti per Bangkok.
Fa caldo lì, mi dice.
Ci sentiremo a casa, riesco a dire.
Non so, forse poi svengo, forse no.



due poesie inedite di Franz Krauspenhaar