dentinobn
Intervista di Letizia Vitali a Dente aka Giuseppe Peveri

Il 10 Novembre sono stata all’Hiroshima Mon Amour di Torino per il concerto di Dente. Il nome d’arte di questo cantautore ormai è famigliare, solca i palchi della scena indie italiana da ormai dieci anni, e in questi mesi lo vedrete nei club per il tour del suo nuovo album “Canzoni per metà”. L’ho trovato in ottima forma, dinamico, una scaletta avvincente, ironia, pistole spara-coriandoli, e una nuova band di supporto, i Plastic Made Sofa che hanno aggiunto un po’ di groove alla performance.
Ho avuto la fortuna di fare due chiacchiere con Dente al telefono qualche giorno prima del concerto per fargli alcune domande sulle sue “Canzoni per metà”.

LETIZIA VITALI: Sono dieci anni che fai della musica il tuo mestiere, ad Ottobre hai fatto uscire un album completamente innovativo, coraggioso: 20 tracce che durano meno di un minuto l’una, salvo alcune eccezioni. Da quanto tempo avevi in mente di fare un disco come Canzoni per metà?

DENTE: Era da un po’ ormai che volevo dare ai miei pezzi un’altra veste. Negli anni ho sempre scritto canzoni “coraggiose” e le inserivo singolarmente nei miei album, poi, mentre registravo Almanacco del giorno prima ho pensato che tutti questi brevi brani dovessero avere un loro disco. Da lì è nata l’idea di Canzoni per metà. La forma delle canzoni sarebbe stata diversa, volevo registrarle in malo modo, in casa, un po’ come agli albori… Mi sono poi accorto che quel suono sporco era un po’ troppo low-fi, troppo “classico da cameretta” e forse avevano bisogno di qualcosa in più serio. Così c’è un contrasto: canzoni particolari ma con la dignità della registrazione in studio.

LETIZIA: “Un po’ come agli albori” ecco, ti rinnovi ma ritorni al tuo passato sia per la semplicità dei suoni sia perché citi il tuo passato! Canzoni per metà è infatti ricco di autocitazioni prese da vecchi tuoi album. È un passo importante, non tutti possono permetterselo, come mai lo hai fatto?

DENTE: Ho sempre trovato le autocitazioni divertenti e intriganti, anche un po’ strane. In questo disco ammetto di aver calcato un po’ la mano, ma è un album particolare, coraggioso, fatto dieci anni dopo l’inizio della mia carriera e le autocitazioni inconsciamente chiudono un cerchio. È anche un po’ come se fosse una porta, la chiudo per aprirne altre.



LETIZIA: In dieci anni cambiano anche un po’ le prospettive, cambia il modo di fare musica. Volevo sapere, è cambiata la tua visione dell’amore, dato che rimane il tema principale delle tue canzoni?

DENTE: Sì e no. È chiaro che la mia visione dell’amore sia cambiata ma è più un fatto naturale, non è stato coadiuvato dalla musica, sono semplicemente più adulto.

LETIZIA: Invece com’è cambiato il tuo rapporto con il pubblico?

DENTE: In realtà c’è sempre il timore che il pubblico mi volti le spalle. In quei casi a volte la colpa non è né dell’artista né del pubblico stesso. Semplicemente chi magari mi veniva a sentire nei club durante la settimana anni fa adesso non ha più tempo o magari ha messo su famiglia. Ogni volta che esce un nuovo album io mi sento in pericolo, poiché mai nulla è certo, non sono mai sicuro che un disco piacerà. Questo mi porta a sudare ogni cosa, non mi distendo… Ma di certo è la parte che mi fa sentire più vivo del mio mestiere.

LETIZIA: Adesso vorrei cambiare argomento. Quando penso a te e alla tua musica mi vengono in mente i dettagli. Da come ti poni sul palco, come ti vesti, le foto che pubblichi, le parole che scegli per i tuoi testi, semplici ma mai banali. Volevo chiederti, che ruolo hanno i dettagli nella tua vita? Lesbianitj

DENTE: Mi piace chi li coglie. Cerco di arrivare in fondo ad ogni cosa, arrivare sempre fino al dettaglio. Sono un precisino, quasi maniacale, mi piace curare ogni aspetto, le grafiche e il resto. Sono davvero un rompicoglioni. Mi piace vedere i dettagli nelle cose degli altri e mi piace che si siano anche in ciò che faccio io.

LETIZIA: Il tuo merchandising quest’anno infatti è pazzesco. È stata tua l’idea della maglia con i puntini da unire con ago e filo?

DENTE: Sì sì. Io sono un grande fan della settimana enigmistica e mi piaceva molto l’idea di unire i puntini. Ecco, io adoro pensare a tutte queste cose ma purtroppo non ho il tempo materiale per seguirle. Purtroppo le lascio andare, sarebbe molto bello avere il controllo di tutto ma è anche molto difficile, per questo ho bisogno di qualcuno che curi questi aspetti, qualcuno che abbia un gusto simile al mio. Tuttavia non sono mai riuscito ad affidarmi ciecamente, proprio perché sono troppo attento a quello, al dettaglio.

LETIZIA: Sei molto attento al modo in cui ti promuovi sui social. Anche lo scorso mese ti sei distinto, come ti è venuta in mente l’idea di lanciare il tuo singolo “Curriculum” in una video diretta su Facebook?

DENTE: È stato curioso. Ero con il regista Francesco Imperato mentre cercavamo di girare il videoclip di Curriculum: una mano che univa i puntini –sempre per tornare alla settimana enigmistica- su una cartolina. Provavamo e riprovavamo ma continuava a non convincermi, non c’era mai quel guizzo che mi facesse dire “Perfetto”. Poi Francesco ha suggerito “Perché non fai una diretta Facebook?”. Da lì ha cominciato a prender forma l’idea della #MaratonaCurriculum, una maratona di 13 video, uno all’ora, 13 versioni diverse di Curriculum in giro per Milano. Ha funzionato bene.

LETIZIA: In questi anni ti sei sperimentato in diversi ambiti, prima di tutto cantautore, poi autore del libro “Favole per bambini molto stanchi” (Bompiani 2015) ed infine giudice al Torino Film Festival. C’è un ambito che prediligi?

DENTE: Be’, sicuramente cantautore, è quello che sono. Non dimentichiamoci però di una cosa: in quanto cantautore io sono prima di tutto scrittore, i testi non me li scrive Mogol, sia chiaro. È stato buffo quando è uscito “Favole per bambini molto stanchi” perché alcuni mi dicevano “Ah, ma adesso scrivi anche?”, io ho sempre scritto, io canto i miei testi, c’è una valenza letteraria, è naturale. Quelle favole erano semplicemente delle storielle che non avevano bisogno di musica.

LETIZIA: A questo punto la domanda mi pare d’obbligo: cosa ne pensi del Nobel alla letteratura a Bob Dylan?

DENTE: Io sono assolutamente d’accordo. Bob Dylan non è diventato Bob Dylan per la sua voce né tanto meno per come suonava la chitarra, ciò che lo ha reso grande è ciò che ha scritto, parole messe in fila con un senso. Non stiamo parlando di Mariah Carey.

LETIZIA: Consigliaci un album da ascoltare, un libro da leggere e un film, o una serie TV da guardare:

DENTE: Come album consiglio Bellissima noia di Nicolò Carnesi, come libro suggerisco Poesie di Vivian Lamarque una poetessa italiana che mi piace molto, ed infine come serie TV direi Black Mirror. Ammetto di non aver ancora visto la seconda stagione perché non ho Netflix: temo rimarrei troppo tempo in casa e non riuscirei a fare tutto ciò che vorrei.


intervista e disegno di Letizia Vitali