Cosmo live
Cosmo
Jonathan

Cosmo, Jonathan Disco Beach, San Benedetto del Tronto, 9 agosto 2016 – Recensione di Michela Angeletti

Ecco la felicità, /che mi coglie impreparato, senza modo di comprenderla. /Instabile, /delicata, dolce ed effimera […] La senti?” cantava Marco Jacopo Bianchi nel suo primo disco da Cosmo.
E forse è così la felicità. Per me, una volta, ha avuto il sapore di una calda sera estiva a San Benedetto del Tronto, tra una passeggiata per il corso, scherzi tra amici, artisti di strada che ci prendono in simpatia, chiacchiere sugli scogli al porto e concerto di Cosmo “ballando senza un futuro“, appunto. Niente di eclatante, eppure è stata la prima sera delle vacanze che sono riuscita a dire “finalmente mi rilasso“. Era la prima volta che andavamo ad un concerto di Cosmo e per uno dei tre che eravamo era anche la prima volta che lo sentiva in assoluto, infatti era un po’ titubante. Il Jonathan si stava riempendo, quindi piazzarmi davanti alla pedana e non scollarmi da quel punto per tutto il tempo era l’unica mossa saggia che potevo fare nonostante io sia forse la tipica ragazza che non dà soddisfazione ai concerti perché non ballo, ma lo sanno tutti: io ballo solo in rarissime occasioni. E questa è stata una di quelle. Era inevitabile! E sì, perché con questo ultimo disco, Cosmo allenta le tensioni, rinvigorisce, cura. E di conseguenza la voglia di ballare è tanta.

E questa adrenalina è esplosa già all’inizio, sulle prime note uscite dal sintetizzatore di Cazzate, in cui tutte le paranoie sono spazzate via con un banalissimo ma legittimo “Marco” (ma anche Michi) “sono tutte cazzate“! E via, ci si scatena, Marco e i percussionisti sul palco che quasi si muovono in sincrono, e noi in platea. Fanno tutti i pezzi del disco, vanno avanti senza riprendere fiato, sembrano instancabili. Ma lo sembriamo tutti. Cosmo suda, canta, scende dal palco, abbraccia la gente, salta, ride, scherza, svuota qualche bottiglietta d’acqua sul pubblico. Ogni tanto guardo i miei amici: uno è entusiasta, esaltato, ma già lo immaginavo, l’altro… l’altro anche! Canta, balla, sorride ed è in prima fila come me. Io immaginavo e speravo che sarebbe andata così, ma lui no. Ma era inevitabile: Cosmo, qui, con grande maestria ha unito due anime diverse, il cantautorato e l’elettronica. Sa tenere il palco con i suoi compari, scherza quanto basta. Dopo l’ultimo pezzo cantato veramente da tutti (prima del bis, ovviamente), Lunedì di Festa, qualcuno dal pubblico inizia a chiedere Oroscopo, successone del suo collega Calcutta. Lui scherza: “Ma Calcutta fa karaoke, ma che volete? Io faccio discoteca!

Bis con qualche pezzo di Disordine, tutti schiacciati sul palco e via, fine. Forse a lui, a Cosmo sta bene, “Via, è ora di andare via./Iniziano a guardarci male, /eppure mi sento da Dio“, ma a me no: qualcosa sicuramente è mancato alla conclusione del concerto, forse altri 20 minuti di canzoni, non saprei. Ma per il resto, assolutamente niente da ridire, anzi. Con L’Ultima Festa, Marco Jacopo Bianchi sicuramente è riuscito a dare un’identità a Cosmo, che finalmente ha smesso di essere “quello-che-sta-con-i-Drink-To-Me-ma-che-ha-deciso-di-iniziare-un-progetto-da-solista“, e nei live questo è evidente. Forse è stato capace anche a descrivere un passaggio della vita abbastanza complesso, quello che arriva dopo esserci divertiti, quello in cui bisogna prendersi qualche responsabilità in più, ma lo descrive come un momento sereno, momento in cui c’è sicuramente un cambiamento, ma niente di scioccante: ci si diverte comunque! E lo canta uno che evidentemente ha una gran voglia di divertirsi, e lo fa, e ha anche qualche responsabilità, ad esempio nei confronti dei suoi due figli! Quindi “niente canzoni tristi“. E la festa continua, da un’altra parte, ma continua. “Ecco la felicità […] La senti?

Il tour di Cosmo continua dal 20/10 a Milano al 17/12 a Bologna. Qui per tutte le date.


recensione di Michela Angeletti

Michela Angeletti

Michela Angeletti

Vorrei essere un fenicottero rosa per mangiare tutto il giorno gamberetti.