capelli di stoppia

“Capelli di stoppia. Mia sorella Maria Goretti” di Aurelio Picca, San Paolo Edizioni, 2016 – Recensione di Lorenzo Mercatanti

6 LUGLIO – Santa Maria Goretti – Vergine e Martire – Memoria facoltativa – Di umili origini, nacque nel 1890 in una famiglia povera a Corinaldo, in provincia di Ancona e a sette anni seguì i genitori in cerca di lavoro nell’Agro Pontino, a Nettuno. Quando il padre morì Maria aveva dieci anni e si prese cura della casa e dei fratelli. Insidiata da un giovane vicino di casa, gli resistette fermamente benchè minacciata di morte. Morì pugnalata, mantenendo intatta la sua verginità. Beatificata nel 1945, venne canonazzata nel 1950. PROTETTRICE: delle ragazze. NOME: dall’egiziano significa “amata da Dio”, dall’ebraico “signora”. (Santi giorno per giorno, Mondadori, 2005).

Ad Aurelio Picca preme per prima cosa l’incontro con Maria Goretti, ci fa sentire gli interrogativi e l’urgenza dietro questo suo lavoro, l’autore che si chiede: che senso avrebbe raccontare l’ennesima volta la vicenda della santa, se non la incontro?
Intanto rammenta di aver già scritto di lei:

Una volta scrissi di Maria Goretti nella cripta del santuario di Nettuno che la ospita. Ho smarrito l’articolo. Raccontai che aveva i capelli come stoppia. Forse è vero. Corrisponde alla realtà giacché Marietta era una contadina che per certo non andava dalla parrucchiera di Conca a lavarseli e tagliarseli (la parrucchiera a Conca non esisteva neppure).

Bellissime le pagine sulla terra, la gente, i familiari della Santa, di quell’Italia contadina tanto povera quanto onesta e laboriosa, raccontata da Aurelio Picca in modo così vivido da riattivarne la voce, una voce che avrebbe molto da dirci se non la ritenessimo, prendendo una grandissima cantonata, inattuale:

Un paesaggio selvaggio, malarico, eppure stupefacente come l’Africa. […] Quella dei Goretti fu una famiglia numerosa. L’Italia faceva figli. L’Italia non abortiva. L’Italia non poteva neppure immaginare l’utero in affitto. Mia nonna, la madre di mia madre, partorì ventuno figli. Ne rimasero in vita otto.
La povertà non si nascondeva, anzi rendeva l’uomo degno: aveva qualcosa di sorprendente. I poveri non erano cenciosi e timorosi del mondo. Avevano forza e affrontavano, con Dio, il dolore e la morte.
I poveri di allora non mangiavano merendine e patatine fritte. Non si vestivano con la plastica. Non avevano un abito per il lavoro e uno per il tempo libero; uno per lo sport e uno per fare jogging. Però, paradosso della povertà, le loro scarpe (di cuoio) erano fatte a mano dai calzolai; le camicie erano di cotone, e giacche e pantaloni e pastrani e cappotti, anche se nel corso di una vita intera sarebbero stati sempre quelli, erano opera di un sarto. Ci avevano messo le mani la pantalonaia, la camiciaia. I poveri indossavano roba buona. I poveri non erano pezzenti vestiti dagli scarti del petrolio. I poveri non mangiavano carni allevate in batteria, infatti, i Goretti erano giunti alle Ferriere per mangiare -farina bianca- (anche se le mode dietetiche attuali rilanciano il loro cibo abituale: pizza di granturco). (…) I marchigiani che arrivarono alle Ferriere erano poveri ma lavoravano come animali preistorici, di una potenza dimenticata, di una energia che ci darebbe amore. Amore per adulti e bambini. I poveri Goretti erano luminosi. Indossavano la povertà come un’aureola. Ed erano baciati da Dio.


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L’autore che è nato e vive nelle zone dove si è consumata la tragedia mescola la propria biografia e i propri ricordi con la vita della Santa, in un intreccio dei rispettivi vissuti fino a compenetrarsi, fino alla parentela, ed allora ecco lo scrittore e poeta Aurelio Picca chiamare la Santa Marietta!, sin dalle prime pagine, Sorellina mia! E assieme poesia e santità producono l’effetto di renderci presente la figura di Maria Goretti, la sua vicenda, come scrive Davide Rondoni nella postfazione, da lontanissima diventa vicinissima.

Marietta mi circonda, mi stringe, mi abbraccia. Giochiamo al girotondo, al gioco della campana (disegnando con il gesso sui sampietrini la mappa dell’infanzia). La tengo in braccio, lei mi culla. Passo sempre sempre sempre dove l’hanno trafitta. Dove il cielo è rimasto a lungo sospeso tra nuvole nere e uno spazio orizzontale che è ancora cielo ma specchio che rilancia l’immagine della palude pontina che non ha mai perduto la sua Africa.


Aurelio Picca


Seguiamo Aurelio Picca, in pigiama e febbricitante, salire in macchina per recarsi in visita alla casa di Maria, misurarne le stanze, la stanza dei genitori di Maria Goretti che misura 5,30×4; la stanza di Maria Goretti 4×2; quella che era la cucina, oggi adibita alla celebrazione della messa; la stanza dell’uccisore… lo sentiamo mentre comincia a percepire il dolore e lo strazio della piccola Santa e chiedersi, se davvero fosse stata una sua cuginetta, “sarei stato in grado di aiutarla?” ascoltiamo allora una ragazzina di 13 anni, a cui l’autore cede la parola, un adolescente di oggi che ha fatto purtroppo già esperienza del dolore e della morte, raccontarci di sé e di Maria fino a diventare “il ritratto vivente della santa” tanto che oggi nel 2016, grazie a queste pagine, pure noi possiamo incontrarla, chiamarla Marietta, sorellina nostra, pregarla come ha fatto il 6 luglio scorso il Santo Padre, “Santa Maria Goretti, protettrice dei giovani. Aiuta i giovani a non arrendersi nonostante le difficoltà e a continuare a credere nei loro sogni.

Voto: ●●●●●


recensione di Lorenzo Mercatanti

Lorenzo Mercatanti

Lorenzo Mercatanti

Ridi ridi... Una tragedia umana e sportiva.