bianca
bianca
bianca
bianca
bianca

“Bianca” (1984) di Nanni Moretti – Articolo di Ludovica Ricceri
Quando piove non puoi fare a meno di guardare uno di quei film vecchi ma stupefacenti. È d’obbligo.
Stavolta è il turno di Bianca, di Nanni Moretti, con le musiche di Franco Persianti.
Michele Apicella, protagonista già dei precedenti tre film del regista, diventa sempre più lo specchio di quest’ultimo. Si tratta di un professore di matematica dell’istituto “Marilyn Monroe”, una scuola che straborda di personaggi singolari e divertenti. L’immagine del sistema scolastico è così parodiata, ridicolizzata ma in qualche modo veritiera.
Ma Michele Apicella è anche altro. Bianca, infatti, è la storia di un uomo alle prese con i rapporti umani in ogni loro sfumatura. Un uomo dinnanzi all’impossibilità di vivere la sua vita poiché cosciente che questa altro non è che la somma di rapporti miseri, inefficaci, infelici. Come lo sa? Osserva le vite altrui, quelle dei suoi amici alle prese con le loro relazioni, e li detesta se queste vanno a rotoli.
La sua ossessione per la perfezione lo porta ad alcune inevitabili conseguenze, prima fra tutte l’interruzione della sua storia con Bianca.
Il personaggio femminile che dà il nome al film, interpretato da Laura Morante, è una giovane e bellissima professoressa di francese di cui Michele si innamora, per poi allontanarla.

– Non è giusto che noi continuiamo a vederci. Io magari sarò imperfetto, però voglio essere coerente: non ci dobbiamo più vedere. Mai più.
– Ma perché?
– La felicità è una cosa seria, no? Ecco, allora: se c’è, dev’essere assoluta.
– E che vuoi dire?
– Vuoi dire senza ombre, senza pena. È difficile per tutti, per me invece è impossibile: forse non ci sono abituato.

Michele non accetta l’esistenza di una felicità senza la sicurezza dell’indistruttibilità.
Non accetta di essere felice a tratti, non vuole tastare questo piacere con le sue mani perché è terrorizzato dalla caducità che gli appartiene e che lo caratterizza.
La sua ossessione diventa frustrante, perché l’imperfezione non è lecita e perché, sebbene scelga di non essere felice in quanto non abituato, sceglie di voler bene.

Perché io mica divento amico del primo che incontro. Io decido di voler bene, scelgo. E quando scelgo, è per sempre.

E allora per lui è più semplice uccidere che vedere il difetto che tanto teme. E chi è la vittima?
No, non si tratta di Bianca, figura che a questo punto isola e rende marginale proprio perché porta con sé la condanna all’imperfezione. Le vittime sono i suoi rapporti perfetti che falliscono, e che in realtà non gli sono mai appartenuti. Sono i rapporti che osserva, a volte a distanza, a volte con invadenza maniacale. Michele è il maniaco dell’ordine per eccellenza.


articolo di Ludovica Ricceri


bianca